Inibitori dell’aromatasi


Alcuni studi sperimentali hanno dimostrato che l’eccesso di estradiolo è in grado di sopprimere la spermatogenesi e la sintesi di testosterone e alla luce di questo dato si è ipotizzato che la riduzione della produzione di quest’ormone sia in grado di migliorare la fertilità nel maschio. In particolare, l’associazione tra le ridotte concentrazioni di testosterone e gli elevati livelli di estradiolo, frequentemente presenti nelle testicolopatie primarie, potrebbe compromettere la funzione spermatogenetica. L’estradiolo deriva dalla conversione del testosterone, mediata dal sistema aromatasico, che si verifica a livello testicolare e periferico, soprattutto nel tessuto adiposo . Il testolactone, un’inibitore dell’aromatasi privo d’attività estrogenica o androgenica, può migliorare la funzionalità testicolare attraverso due meccanismi: riduzione delle concentrazioni di estradiolo e stimolazione della secrezione di gonadotropine dall’ipofisi attraverso un blocco del feedback inibitorio esercitato dall’estradiolo. In studi non controllati la somministrazione del testolactone (1g/die) in soggetti oligozoospermici è stata in grado di aumentare la concentrazione spermatica e la percentuale di gravidanze. Un successivo trial randomizzato, placebo-controllato e in doppio cieco, con dosi più elevate di testolactone (2 g/die) non si è osservata nessuna variazione dei parametri seminali e nessuna gravidanza si è registrata nel gruppo trattato così come nel gruppo placebo. Un altro composto dotato di un’attività inibitoria selettiva sull’aromatasi è l’anastrozolo, che alla dose di 1 mg al giorno sembra essere sovrapponibile al testolactone per gli effetti sulla spermatogenesi. Sono sicuramente necessari ulteriori studi per valutare la reale efficacia di questi farmaci nel trattamento dell’infertilità maschile a causa del numero estremamente ridotto di soggetti studiati sino ad oggi. L’utilizzo di queste molecole appare interessante soprattutto nei pazienti con un alterato rapporto testosterone/estradiolo e alcuni Autori ne hanno suggerito l’uso nelle forme d’infertilità idiopatica associate ad obesità, in presenza o meno di elevati livelli d’estradiolo.