Tamossifene Citrato


La sua minore attività estrogenica ne ha suggerito l’utilizzo rispetto al CC e Comhaire nel 1976 è stato il primo ad utilizzare questo composto (20 mg al giorno per un periodo di 6-11 mesi) nel trattamento dell’infertilità maschile, riportando una percentuale di gravidanze del 20% dopo tale trattamento. Da allora sono stati pubblicati numerosi studi osservazionali che hanno evidenziato un aumento della concentrazione degli spermatozoi e della percentuale di gravidanze che variava dal 17 al 40%; non sono state invece dimostrate variazioni delle percentuali delle forme con motilità progressiva e con morfologia tipica. Come nel caso del CC questi risultati apparivano più evidenti nei soggetti con moderata oligozoospermia e con normali livelli di gonadotropine. Simili risultati sono stati ottenuti anche con concentrazioni più basse del farmaco (5-10 mg). Tuttavia, studi più recenti e controllati non hanno evidenziato benefici di questa terapia sia in termini di conta spermatica che nelle percentuali di motilità, di capacità fertilizzante e del tasso di gravidanze. Nel 1996 Rolf et al. hanno eseguito una revisione sull’uso del TMX negli studi controllati pubblicati sino a quell’anno e in nessuno di questi era presente un reale beneficio di questo trattamento sui parametri seminali.Complessivamente si può quindi affermare che, anche se la possibilità di effetto terapeutico non può essere esclusa, non esistono al momento attuale dati che suggeriscono l’utilizzo di questi composti nel trattamento dell’infertilità maschile. L’analisi cumulativa dell’incremento delle Pregnancy Rate in studi controllati dopo terapia con antiestrogeni non ha documentato variazioni significative.